La resilienza inaspettata del sistema iraniano
Contrariamente alle aspettative di Stati Uniti e Israele, la morte di Khamenei non ha provocato il crollo immediato del sistema iraniano. Come spiega all'AGI Nicola Pedde, direttore dell'Institute for Global Studies, "l'idea dell'Iran come una struttura monolitica al cui comando c'è solo la Guida Suprema è frutto di un'interpretazione errata della Repubblica islamica che ha, invece, un sistema molto reticolare e stratificato di comando".
Questa complessità strutturale ha permesso al regime di rigenerare rapidamente le componenti di comando, dimostrando una capacità di resilienza superiore alle valutazioni occidentali. Il bombardamento della sede di Qom dell'Assemblea degli Esperti, l'organismo deputato all'elezione della nuova Guida Suprema, testimonia l'intensificarsi del conflitto ma anche la volontà del regime di proteggere il processo di transizione.
I Pasdaran al centro del nuovo potere
La vera novità di questa fase di transizione è rappresentata dalla definitiva ascesa dei Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione) come centro nevralgico del potere. Secondo l'analisi di Pedde riportata da AGI, "quello cui stiamo assistendo è la definitiva assunzione di potere di questo gruppo che ha posizioni molto diverse rispetto alla componente clericale, è molto meno pragmatico, molto meno orientato al negoziato".
Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, guidato dal potente segretario Ali Larijani e fortemente controllato dai Pasdaran, non si limita alla gestione degli affari militari ma si configura come "una sorta di camera di compensazione politico-militare", assumendo di fatto anche responsabilità politiche cruciali.
Il cambio generazionale e le sue implicazioni
Con la scomparsa di Khamenei si chiude simbolicamente l'era della prima generazione rivoluzionaria. Come evidenzia l'esperto intervistato da AGI, "è venuto meno l'ultimo baluardo della prima generazione del potere, i rivoluzionari. Ora il potere passa nelle mani della seconda generazione, sostanzialmente dell'Irgc".
Questo passaggio generazionale potrebbe comportare cambiamenti strutturali significativi. La seconda generazione, meno legata al clero tradizionale, potrebbe puntare a "rafforzare la natura presidenziale delle istituzioni iraniane in modo da poter esercitare un controllo più diretto e soprattutto esprimere figure di vertice" provenienti dal contesto militare piuttosto che religioso.
Strategie di sopravvivenza e tempi della transizione
La tempistica dell'elezione della nuova Guida Suprema rappresenta un nodo strategico cruciale. Secondo Pedde, nominare un nuovo leader "durante un conflitto significa farla diventare subito un bersaglio molto preciso e chiaro per Stati Uniti e Israele", spiegando così i probabili ritardi nel processo di successione.
Nonostante l'intensificarsi degli attacchi esterni, la catena di comando dei Pasdaran rimane sostanzialmente intatta. Questo rappresenta la "grande variabile di questa crisi", poiché per provocare un'eventuale sollevazione popolare sarebbe "necessario decapitare la capacità di gestione della repressione e quindi degradare fortemente la forza dell'Irgc, cosa che in questo momento non sta avvenendo".