Un momento storico per la diplomazia mediorientale si è materializzato a Washington con i primi negoziati diretti tra Israele e Libano dopo oltre quarant'anni. Come riporta AGI, le parti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta definendo i colloqui "costruttivi" e concordando di "avviare un processo di negoziazione diretta in un luogo e momento da concordare".
Gli impegni delle parti
Durante i colloqui, secondo la fonte diplomatica, gli Stati Uniti hanno espresso sostegno ai piani del governo libanese per "ripristinare il monopolio sulle armi e porre fine all'influenza iraniana", mentre hanno ribadito il diritto israeliano all'autodifesa. Dal canto suo, Israele ha comunicato il proprio sostegno allo "smantellamento di tutte le organizzazioni armate non governative e delle infrastrutture terroristiche in Libano".
L'ambasciatrice libanese negli USA, Nada Hamadeh Moawad, ha sottolineato come riporta AGI di aver "chiesto un cessate il fuoco e il ritorno degli sfollati alle loro case", ribadendo "l'urgente necessità di una piena attuazione dell'annuncio di cessazione delle ostilità del novembre 2024".
Il fallimento della telefonata Trump
Tuttavia, come rivela Open, è fallito il tentativo del presidente americano Donald Trump di organizzare una chiamata storica tra il presidente libanese Joseph Aoun e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Trump aveva annunciato su Truth l'imminente conversazione, sottolineando come i leader non si parlassero da 34 anni.
Secondo la ricostruzione di Haaretz citata da Open, Aoun ha fatto marcia indietro sotto le pressioni del presidente del parlamento Nabih Berri e del leader druso Walid Jumblatt, che "avrebbero sconsigliato formalmente di procedere". Le autorità libanesi hanno inoltre lamentato di aver appreso dell'iniziativa solo tramite il post di Trump, senza comunicazioni ufficiali preventive.
Prospettive future e tensioni militari
Nonostante il setback diplomatico, gli Stati Uniti hanno espresso speranza che i negoziati "possano andare oltre la portata dell'accordo del 2024 e portare a un accordo di pace globale". Washington ha sottolineato che "questi negoziati hanno il potenziale per sbloccare significativi aiuti per la ricostruzione e la ripresa economica del Libano".
Sul fronte militare, come riporta Open, il Capo di Stato Maggiore dell'IDF Eyal Zamir ha dichiarato dal sud del Libano di aver "approvato ulteriori piani" per la guerra, confermando che l'esercito non ha ricevuto ordini di ritirata. Parallelamente, RaiNews evidenzia come la missione UNIFIL, con i caschi blu italiani, rimanga "un presidio essenziale" nella regione.
Il ruolo dell'Iran
Da Teheran, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha rivendicato che ogni eventuale cessate il fuoco sarà merito della resistenza di Hezbollah, invitando Washington a superare l'approccio "Israel First". Un alto funzionario USA ha tuttavia precisato ad Haaretz che eventuali accordi di pace non rientrano nei negoziati in corso con l'Iran.