La strategia cinese per Taiwan: diplomazia al posto della forza

Mentre l'attenzione mondiale è concentrata sui conflitti in Ucraina e Medio Oriente, a Pechino si è consumato un incontro che potrebbe ridisegnare i destini dell'Asia orientale. Come riporta AGI, Xi Jinping ha ricevuto Cheng Li-Wun, segretaria del Kuomintang taiwanese, in quello che l'analista di Limes Giorgio Cuscito definisce un appuntamento di fondamentale importanza geopolitica.

"Se il Kuomintang, favorevole alla riconciliazione con la Cina, vincerà le presidenziali del 2028, Xi potrebbe riunificare la Cina senza alcuna guerra", ha dichiarato Cuscito durante un intervento al corso di Formazione missionaria a palazzo Lateranense. Il partito, pur non controllando la presidenza taiwanese, mantiene la maggioranza relativa nel Parlamento dell'isola, rappresentando una carta strategica per Pechino.

Le fragilità dell'impero: sfide interne che frenano l'espansione

Nonostante le ambizioni geopolitiche, la Cina di Xi deve fare i conti con crescenti problemi interni. Secondo l'analisi di Cuscito riportata da AGI, il gigante asiatico affronta una crisi demografica senza precedenti: "I cinesi non fanno più figli" e il 29% delle spese sanitarie grava sui cittadini in un paese sempre più anziano.

Il rallentamento economico rappresenta un'altra spina nel fianco del regime. La crescita del PIL si è ridotta al 5% annuo rispetto al 10% del passato, mentre la disoccupazione giovanile ha raggiunto il preoccupante 20%. "Un ingegnere non vuole lavorare per McDonald's", ha osservato ironicamente l'esperto, evidenziando la saturazione del mercato del lavoro qualificato.

Ambizioni globali limitate: due sole basi militari all'estero

Contrariamente alle percezioni occidentali, la Cina di Xi non punta al dominio militare mondiale. Come sottolinea Cuscito, Pechino mantiene solo due basi navali fuori dai propri confini: una a Gibuti e una in Cambogia. "La Cina è il primo Paese esportatore del mondo, ma la presenza commerciale non corrisponde alla presenza militare".

L'obiettivo principale resta l'internazionalizzazione dello yuan per sfidare l'egemonia del dollaro americano. In questo contesto si inserisce la crescente influenza cinese in Africa, dove Pechino ha persino istituito scuole del Partito Comunista, e la presenza in Libia, testimoniata dal recente sequestro di droni cinesi nel porto di Gioia Tauro.

L'Italia nel mirino: dal Mediterraneo all'Artico

Nonostante l'uscita dell'Italia dalla Via della Seta nel 2023, la Cina continua a guardare con interesse al nostro paese come "autentico ponte nel Mediterraneo". Tuttavia, l'eventuale apertura della rotta artica potrebbe ridimensionare l'importanza strategica del Mare Nostrum e dell'Italia negli equilibri commerciali cinesi.

Sul fronte religioso, la situazione rimane complessa. Come evidenziato da Padre Giulio Albanese, direttore dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, "in Cina ci sono una chiesa patriottica e una sotterranea" con "limitazioni notevoli per le comunità cattoliche".