Il ritorno di una piattaforma controversa

Come riporta AGI Estero, la piattaforma Coco è ricomparsa online sotto il nuovo nome Cocoland, riaccendendo l'allarme delle autorità francesi. Il sito, chiuso dai tribunali nel 2024 dopo essere stato al centro di numerosi casi di violenze sessuali e agguati omofobi, è ora accessibile attraverso il nuovo URL cocoland.info, nonostante un'indagine giudiziaria ancora in corso.

L'allerta è stata rilanciata a metà aprile dall'Alto Commissario per l'Infanzia francese, Sarah El Haïry, dopo le rivelazioni del quotidiano Ouest-France. El Haïry ha definito il ritorno del sito "un fallimento collettivo di fronte a una delle forme più gravi di violenza: l'abuso sessuale sui minori".

I numeri shock dell'inchiesta

Le dimensioni del fenomeno sono allarmanti. Secondo quanto riporta AGI, la Procura di Parigi ha documentato oltre 23.000 procedimenti giudiziari legati alla piattaforma Coco tra il 2021 e il 2024, con 480 vittime identificate e casi trasmessi da settanta procure in tutta la Francia.

Il sito, registrato all'estero e privo di controlli, rappresentava un pericolo costante per minori e persone vulnerabili: bastava inserire pochi dati - sesso, età e codice postale - per accedere alle chat senza alcuna verifica dell'identità o dell'età degli utenti.

Il legame con il caso Pelicot

La piattaforma è tristemente nota per il suo ruolo nel caso di Mazan, dove Dominique Pelicot utilizzò Coco per reclutare decine di uomini che violentarono sua moglie dopo averla drogata. Pelicot è stato condannato a 20 anni di carcere in quello che è diventato uno dei processi per stupro più seguiti in Francia.

Come sottolinea AGI, il sito era coinvolto non solo in abusi sessuali, ma anche in "agguati omofobi, stupri, traffico di droga e tratta di esseri umani", secondo le parole dell'Alto Commissario El Haïry.

Le indagini e le reazioni

La Procura di Parigi ha confermato l'apertura di una nuova indagine sulla riattivazione della piattaforma, affidata all'unità per i crimini informatici della Gendarmeria nazionale. Il fondatore originale, l'italiano Isaac Steidl, tramite il suo avvocato Julien Zanatta, ha negato qualsiasi coinvolgimento nella riapertura del sito.

Steidl è già sotto inchiesta dal gennaio 2025 per reati gravi tra cui possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, corruzione di minori online, traffico di droga e associazione a delinquere, per fatti avvenuti tra il 2018 e il 2024.

L'associazione Face à l'inceste, pur accogliendo positivamente l'avvio delle indagini, ha denunciato la lentezza delle misure: il sito risulta ancora accessibile, senza verifiche sull'età degli utenti e privo di moderazione.