Segnali positivi dai colloqui di Ginevra
Dopo anni di stallo diplomatico, i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti a Ginevra hanno mostrato i primi segnali incoraggianti. Come riporta AGI, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di "progressi positivi" dopo tre ore di negoziati con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, sotto la mediazione dell'Oman.
"È stata raggiunta un'intesa sui principi guida generali di un accordo", ha dichiarato Araghchi, aggiungendo che "si è deciso di lavorare su testi che poi ci scambieremo". Il ministro iraniano ha sottolineato come "le discussioni sono state più serie rispetto al precedente incontro e l'atmosfera era costruttiva".
La cautela americana e i prossimi passi
Washington ha confermato i progressi ma con maggiore prudenza. Secondo quanto riportato da AGI citando fonti dell'amministrazione ad Axios, "sono stati fatti progressi nei colloqui con l'Iran, ma ci sono ancora molti dettagli da discutere". Gli americani hanno dato agli iraniani due settimane per tornare con "proposte dettagliate per colmare alcune delle distanze rimanenti".
Anche il mediatore omanita Badr Al Busaidi ha confermato i "buoni progressi", pur precisando che "c'è ancora molto lavoro da fare".
Escalation militare nel Golfo Persico
Nonostante i segnali diplomatici positivi, la tensione militare resta ai massimi livelli. Come evidenzia AGI, la portaerei Lincoln è già posizionata nell'Oceano Indiano mentre la Ford, la più grande al mondo, è in arrivo con i rispettivi gruppi navali di scorta. Nelle ultime 24 ore sono stati inoltre schierati oltre 50 aerei da combattimento F-22 e F-16.
Dal canto loro, i Guardiani della Rivoluzione iraniani stanno conducendo da due giorni esercitazioni navali nello Stretto di Hormuz, chiudendo alcune aree al traffico "per ragioni di sicurezza". L'addestramento, secondo i Pasdaran, "ha dimostrato un dominio dell'intelligence 24 ore su 24 su questa via d'acqua di vitale importanza strategica".
Le minacce di Khamenei e l'opposizione di Netanyahu
La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha lanciato un chiaro avvertimento agli Stati Uniti, minacciando di "schiaffeggiare" duramente America e Trump. "L'esercito più forte del mondo può talvolta subire un colpo così duro da non riuscire a rialzarsi", ha ammonito, riferendosi alle navi da guerra americane.
Sul fronte opposto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu continua la sua campagna contro qualsiasi accordo, cercando di convincere Trump a non fidarsi di Teheran e a pretendere che i negoziati includano anche il programma missilistico iraniano e il ruolo regionale degli ayatollah.
