Una piattaforma che promette più di quanto offre
Lanciata a febbraio dall'ingegnere Alexander Liteplo e Patricia Tani, RentAHuman si presenta come una rivoluzione nella gig economy: una piattaforma dove gli agenti di intelligenza artificiale assumono esseri umani per compiti nel mondo reale. Il claim è accattivante: "L'intelligenza artificiale non può toccare l'erba. Tu sì".
La realtà, però, è ben diversa. Dopo la registrazione, il primo ostacolo è rappresentato dal sistema di pagamento esclusivamente in criptovalute, mentre l'opzione conto bancario risulta non funzionante.
L'esperienza di un utente: tra attese e delusioni
Il test della piattaforma rivela immediatamente le sue criticità. Nonostante l'abbassamento della tariffa oraria a soli 5 dollari per attirare l'attenzione degli agenti AI, nessun bot ha mai contattato spontaneamente per offrire lavoro.
Gli annunci disponibili si concentrano principalmente su:
- Pubblicazione di commenti sui social media (pochi dollari)
- Condivisione di contenuti promozionali
- Volantinaggio per campagne marketing
- Consegne con finalità pubblicitarie
Il caso della consegna di fiori: marketing mascherato
Un incarico apparentemente interessante - consegnare fiori ad Anthropic per 110 dollari - si è rivelato essere una sofisticata operazione di marketing. L'agente AI "Adi" si è dimostrato insistente oltre misura, inviando 10 messaggi in 24 ore e contattando anche via email esterna alla piattaforma.
Quando l'AI fa il micromanager
L'esperienza ha messo in luce un aspetto preoccupante: gli agenti AI mostrano comportamenti di controllo eccessivo, bombardando gli utenti di messaggi ogni 30 minuti per verificare lo stato dei lavori. Un approccio che risulta più stressante del tradizionale rapporto lavoratore-datore di lavoro umano.
La realtà dietro l'automazione
Molti dei compiti apparentemente generati da AI si rivelano essere ideati da esseri umani, con l'intelligenza artificiale che funge semplicemente da intermediario. Questo solleva interrogativi sulla reale autonomia degli agenti e sull'autenticità del servizio offerto.
Pat Santiago, fondatore di Accelr8 e utilizzatore della piattaforma, conferma le difficoltà: "La piattaforma non sembra ancora pronta", ammettendo di aver ricevuto principalmente risposte da truffatori e persone non qualificate.


