Una proposta per trasformare la presenza russa

La controversia sulla partecipazione della Federazione Russa alla Biennale d'Arte di Venezia 2025 trova una proposta innovativa nel critico d'arte Luca Zuccala, direttore del Giornale dell'Arte. Come riporta ANSA, Zuccala non chiede l'esclusione totale del padiglione russo, ma la sua trasformazione in "uno spazio di frizione critica autentica, e non un soliloquio persuasivo mascherato da dialogo".

La sua proposta è concreta: "Se davvero non è possibile escludere il padiglione russo per ragioni diplomatiche o giuridiche, allora la Biennale dovrebbe almeno assumersi la responsabilità di trasformare questa presenza in uno spazio di confronto reale". Il critico suggerisce di affiancare al padiglione ufficiale "un presidio di artisti russi dissidenti o di voci della società civile che si oppongono alla guerra".

I padiglioni come strumenti di soft power

Zuccala smonta l'illusione della neutralità culturale: "I padiglioni nazionali della Biennale di Venezia non sono entità neutre. Storicamente sono espressione dei governi dei rispettivi paesi". Secondo l'esperto, nella quasi totalità dei casi sono i ministeri della cultura a nominare curatori e progetti, rendendo i padiglioni "strumenti di soft power e di diplomazia culturale prima ancora che spazi di confronto artistico".

Per questo motivo, prosegue il critico, "è praticamente impossibile credere che la Federazione Russa partecipi alla Biennale con l'intenzione di aprire un vero spazio di dialogo". È più realistico pensare che il padiglione venga utilizzato "come piattaforma di comunicazione internazionale, per presentarsi come interlocutore culturale legittimo e, allo stesso tempo, come vittima di una presunta cancellazione".

Il precedente del 2022 e la strada da seguire

Zuccala ricorda che "nel 2022 la Biennale è riuscita a costruire in pochi giorni 'Piazza Ucraina'" e osserva che "nulla impedirebbe oggi di immaginare un gesto analogo". Questa capacità di reazione rapida dimostra che l'istituzione veneziana può assumere posizioni critiche quando necessario.

Il critico tiene a precisare che "il problema non è la cultura russa, che è una delle grandi tradizioni artistiche europee, né gli artisti russi, molti dei quali hanno preso posizioni di dissenso o pagato un prezzo personale altissimo. Il problema è il governo che oggi rappresenta ufficialmente la Federazione Russa".

Il caso degli artisti italiani assenti

Oltre alla questione russa, Zuccala affronta anche le critiche per l'assenza di artisti italiani nella mostra internazionale "In Minor Keys". Come evidenzia nell'intervista ad ANSA, "questo non mi sorprende affatto. Più che uno scandalo è, semmai, un sintomo" di come l'Italia sia percepita nel sistema dell'arte contemporanea internazionale.

"Non ci sono solo italiani: mancano anche artisti inglesi, tedeschi, spagnoli", precisa Zuccala, spiegando che la mostra "è costruita quasi interamente su geografie extraeuropee" per una "scelta curatoriale precisa" che caratterizza la Biennale da alcuni anni.