La tragedia che ha cambiato tutto

Era il 2014 quando la vita di Valentina Lavazza si è spezzata in due. Come racconta in un'intervista a Vanity Fair Italia, "pochi giorni dopo il mio compleanno, mia madre Elena si è tolta la vita. Di lì a qualche giorno, ci sarebbe dovuta essere la festa per i miei 30 anni. E invece ci siamo ritrovati a celebrarne il funerale".

L'imprenditrice, appartenente alla celebre famiglia del caffè torinese, descrive con parole toccanti l'impatto devastante di quella perdita: "Per quanto si possa essere adulti, non si è mai abbastanza preparati a qualcosa del genere". Il paradosso più doloroso? "Mia madre era la persona più gioiosa che conoscessi. Diceva sempre a me e a mia sorella Federica: 'Festeggiate perché siete vive'".

La trasformazione: dal dolore alla solidarietà

Il percorso verso la rinascita non è stato immediato. "Prima c'è stata molta rabbia", confessa Valentina. "Poi ho capito che non è ciò che ci accade a definirci, ma ciò che scegliamo di fare con ciò che ci succede". Una filosofia che l'ha portata a compiere gesti simbolici potenti, come sposarsi nel giorno del compleanno della madre "proprio per trasformare quella data in una giornata di gioia".

La svolta definitiva è arrivata con la maternità. Dopo la nascita del secondo figlio Umberto, tre anni fa, Valentina ha attraversato difficoltà fisiche che le impedivano persino di prenderlo in braccio. "Ricordo un sabato sera. Pioveva, Umberto piangeva e io piangevo con lui", racconta a Vanity Fair. "A un certo punto ho spento il telefono e ho iniziato a scrivere di getto. È nata così 'L'amore dentro te'".

Il progetto Risonanze: dare voce ai bambini malati

Quella canzone, scritta istintivamente in un momento di dolore, è diventata il seme di un progetto più ampio. Per il suo quarantesimo compleanno, Valentina ha deciso di "trasmutare quel dolore in sorrisi di gioia", portando la canzone nei reparti pediatrici di diverse città italiane.

Il culmine di questo percorso è rappresentato da Risonanze, un docufilm che racconta la storia di 6 bambini ricoverati all'Ospedale Pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli. "Tutto è nato nella primavera del 2025 grazie all'incontro con Vincenzo, un bambino di 9 anni che aveva appena scoperto di avere la leucemia", spiega l'imprenditrice.

La magia dei braccialetti azzurri

Il progetto ha trovato visibilità nazionale durante il Festival di Sanremo, quando alcuni artisti hanno indossato piccoli braccialetti azzurri sul palco dell'Ariston. Come riporta Vanity Fair, tutto è nato da un sogno di Vincenzo: "Sarebbe bello se mi salutassero dal palco". Da qui è nata una vera "staffetta d'amore" che ha attraversato l'Italia in treno per riportare i braccialetti ai bambini del Santobono.

La lezione dei bambini malati

L'esperienza negli ospedali pediatrici ha insegnato a Valentina Lavazza una lezione fondamentale: "La vita può essere enorme anche dentro la fragilità". Una frase della direttrice della Fondazione dell'ospedale l'ha particolarmente colpita: "Se non possiamo allungare la vita di questi bambini, possiamo allargarla".

Questa filosofia ha guidato la realizzazione del docufilm, che vede anche la partecipazione di artisti come Aka 7even e la collaborazione di Jacopo Genuardi, figlio dell'attore Pietro Genuardi recentemente scomparso per leucemia. "Aveva appena perso il padre, avrebbe potuto dire no. E invece ha detto sì", racconta Valentina, sottolineando come anche questo sia stato "un modo di trasformare il dolore in qualcosa che potesse generare luce".