Un'accoglienza da sovrano
Come riporta Vanity Fair Italia, i membri del 119° Congresso degli Stati Uniti attendevano con "ansia quasi febbrile" l'arrivo di Re Carlo III. L'occasione storica - solo il secondo discorso di un monarca britannico dopo quello della Regina Elisabetta II nel 1991 - si inseriva nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza americana dalla Gran Bretagna.
La scena aveva del surreale: dalla balconata, un uomo vestito da George Washington osservava il discendente di Re Giorgio III farsi strada tra la folla. L'accoglienza è stata trionfale, con una standing ovation durata oltre due minuti e parlamentari che, "in barba alle regole della Camera", hanno tirato fuori gli iPhone per scattare foto.
Diplomazia tra ironia e messaggi politici
Il sovrano britannico ha dimostrato notevole abilità diplomatica, utilizzando l'ironia per stemperare le tensioni. "Quando mi rivolgo al mio parlamento, a Westminster, seguiamo ancora un'antica tradizione e prendiamo in ostaggio un membro del parlamento", ha scherzato Carlo, suscitando le risate dell'aula e chiedendo al presidente della Camera se ci fossero "volontari per questo ruolo".
Secondo Vanity Fair, il discorso ha toccato temi divisivi con sottile maestria politica. Quando Carlo ha parlato di "società vivaci, libere ed eterogenee" come fonte di "forza collettiva", democratici e repubblicani si sono alzati all'unisono. Diversa la reazione sui temi ambientali: i democratici hanno tributato una standing ovation all'invito del re a "riflettere sulla nostra responsabilità condivisa di salvaguardare la natura", mentre molti repubblicani, incluso il direttore dell'EPA Lee Zeldin, sono rimasti seduti.
La sfida della 'relazione speciale'
Il timing della visita non è casuale. Come evidenzia Vanity Fair, l'alleanza USA-UK attraversa "la fase più tesa da decenni", con Trump che ha regolarmente insultato il premier Keir Starmer e il sindaco di Londra Sadiq Khan. Particolarmente doloroso per il Regno Unito è stato il disprezzo mostrato da Trump verso le truppe britanniche cadute in Afghanistan: "Non ne abbiamo mai avuto bisogno", aveva dichiarato il presidente a gennaio.
Carlo ha risposto con eleganza diplomatica, ricordando che la clausola di difesa collettiva NATO è stata invocata solo dopo l'11 settembre: "Abbiamo risposto insieme alla chiamata, come hanno fatto i nostri popoli per più di un secolo, fianco a fianco".
Contesto della guerra in Iran
La visita avviene mentre, secondo RaiNews, Trump affronta una scadenza cruciale sulla guerra in Iran. Il primo maggio segna infatti i 60 giorni di conflitto, termine dopo il quale la legge prevede che il presidente richieda l'autorizzazione del Congresso per procedere.
Trump 'geloso' del successo reale
Nonostante le tensioni diplomatiche, Trump ha mantenuto la sua fascinazione per la famiglia reale. "È un uomo elegantissimo", ha dichiarato il presidente, definendo Carlo "fantastico", "coraggioso" e "molto speciale". Il culmine è arrivato dopo il discorso: "Ha fatto un grande discorso. Ero molto geloso".
Come osserva Vanity Fair, questa dinamica rivela la "strana riverenza" americana verso ciò che la famiglia reale rappresenta: "il simbolo ingessato di un vecchio impero, un risultato estetico più che politico".



