La critica al modello repressivo

Il giornalista Pino Corrias non usa mezzi termini nel criticare il quinto Decreto Sicurezza del governo Meloni. Come riporta Vanity Fair Italia nel numero 19, Corrias definisce l'approccio governativo una 'superstizione penale' basata sulla convinzione errata che aumentare pene e reati porti automaticamente a maggiore sicurezza.

"Visto che il quinto Decreto sicurezza nasce di nuovo con il manganello alzato", scrive Corrias, "vuole dire che forse il manganello non è la soluzione del problema". Una critica che tocca il cuore della strategia securitaria dell'esecutivo, già responsabile dell'introduzione di 57 nuovi reati e 60 aggravanti nei precedenti quattro decreti.

Le nuove misure controverse

Il decreto introduce un arsenale di misure punitive: fermo preventivo fino a 12 ore per sospetti manifestanti, carcere fino a tre anni per il porto di lame oltre 8 centimetri, sanzioni ai genitori di minori problematici, e il controverso Daspo urbano. Particolare clamore ha suscitato la proposta di pagare 615 euro agli avvocati che accompagnassero i migranti al rimpatrio invece di difenderli.

Quest'ultima norma, definita "di buon senso" dalla premier Meloni secondo quanto riporta Vanity Fair, è stata immediatamente bocciata dal Quirinale per violazione dei doveri professionali degli avvocati e dei diritti degli assistiti, costringendo il governo a ritirarla.

I numeri che smontano l'allarmismo

Corrias porta alla luce dati che contrastano con la narrazione emergenziale: l'Italia ha uno dei tassi di violenza più bassi d'Europa, con 40 delitti denunciati ogni mille abitanti nel 2024, tornando ai livelli pre-Covid. Gli omicidi sono crollati drasticamente, passando dai 1.000 del 1995 ai 286 del 2025.

"Crescono invece le truffe informatiche, le estorsioni, i furti, le violenze sessuali", ammette il giornalista, "ma tutti con tassi assai contenuti". Una realtà che stride con la percezione di insicurezza alimentata dal dibattito politico.

L'alternativa alla repressione

L'analisi di Corrias non si limita alla critica ma propone un'alternativa: "La società non guarisce così. Guarisce dove trova scuole aperte, lavoro decente, quartieri illuminati, puliti e vivi, servizi sociali, presenza pubblica, fiducia".

Il giornalista contrappone i quattro pilastri dell'educazione sociale dell'Unesco (conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare a essere) ai quattro pilastri dei decreti sicurezza: "sospettare, arrestare, punire, esibire".