L'amicizia che supera la rivalità sportiva

Quando Ilia Malinin è crollato sul ghiaccio di Milano il 13 febbraio, conquistando solo un ottavo posto invece dell'oro olimpico che tutti davano per scontato, uno dei pochi a comprendere davvero cosa fosse accaduto era Nikolaj Memola. Come riporta Vogue Italia, il 22enne monzese - vicecampione europeo 2025 e primo italiano nella storia a vincere la Finale del Grand Prix Junior - conosce Malinin dai tempi dell'adolescenza, da quella prima gara insieme nell'ottobre 2019 a Egna, in provincia di Bolzano.

"Più che scioccato ero dispiaciuto. L'ho vissuta come amico, non come concorrente", confessa Memola nell'intervista esclusiva. "Ho visto esattamente quello che temo ogni volta che scendo in pista. Il primo errore che diventa un domino".

La verità sul crollo del 'Quad God'

Secondo l'analisi di Memola, riportata da Vogue Italia, il disastro di Malinin ha radici precise: "Ilia ha gareggiato nel Team Event con due programmi completi e poi nel giro di quattro giorni era di nuovo in pista per il singolo individuale. Ha fatto quattro programmi in meno di una settimana".

Una gestione che il campione italiano definisce "prosciugante": "Credo che l'America abbia voluto Ilia nel programma lungo del Team Event perché era l'unico in grado di garantire la medaglia d'oro, ma quella scelta ha avuto un prezzo".

Le battaglie invisibili dei social media

Particolarmente illuminante è l'analisi di Memola sulle "battaglie invisibili" di cui ha parlato lo stesso Malinin sui social. "Il pattinaggio è uno sport profondamente soggettivo", spiega. "Quando c'è soggettività, la gente si sente autorizzata a dire tutto. Ilia ha dei fan devotissimi, ma una schiera di persone lo trova antipatico, spocchioso".

Ma Memola difende l'amico: "Io lo conosco bene e posso assicurare che non è così. È frainteso, quello che trasmette in gara viene letto come arroganza da chi non sa veramente che ragazzo è fuori dal ghiaccio".

Il dramma personale: l'Olimpiade mancata

Anche Memola doveva essere su quel ghiaccio di Milano-Cortina, ma un infortunio ha scritto un finale diverso. Come racconta a Vogue Italia, tutto è iniziato a settembre 2024 con "un piccolo strappo nella zona addominale che non è mai passato".

L'escalation è avvenuta durante gli allenamenti estivi in California, alla corte di Rafael Arutunian - lo stesso leggendario allenatore che ha plasmato Nathan Chen e ora segue Malinin. "Ho tamponato e continuato. Sono andato a due tappe di Coppa del Mondo sotto antidolorifici, finché a novembre il muscolo si è strappato".

Genitori-allenatori: amore e pressione

Uno degli aspetti più toccanti dell'intervista riguarda la gestione familiare dell'allenamento. Sia Memola che Malinin sono seguiti dai genitori, e il campione italiano offre una prospettiva unica sulla controversa reazione del padre di Ilia dopo il crollo olimpico.

"Quell'uomo era sotto shock. Non come allenatore, come padre", spiega Memola. "So cosa significa avere qualcuno che ti ama e ti giudica allo stesso tempo. È una delle fortune più grandi ma anche una delle cose più difficili".

I limiti del corpo umano

La riflessione si estende ai rischi del pattinaggio moderno, dove i quadrupli sono diventati routine. "Il corpo umano non è progettato per fare quelle cose", avverte Memola. "Ogni atterraggio è un impatto, ogni quadruplo una scommessa. Basta un atterraggio storto e il salto che pensi di controllare può diventare quello che ti rompe".