Come riporta Io Donna, c'è un filo invisibile che collega i corridoi del CERN di Ginevra alle terre polverose dell'Afghanistan, tessuto nella straordinaria storia di Enrica Porcari. La prima Chief Information Officer nella storia del Centro di ricerca sulla fisica delle particelle ha deciso di rallentare la corsa per raccontarsi in un'autobiografia intima che va oltre i titoli e le nomine.
Dal World Food Programme al tempio della scienza
Il percorso di Porcari verso il vertice del CERN è stato tutt'altro che lineare. Prima dei laboratori di Ginevra, c'è stato "il mondo della polvere": anni dedicati alla FAO e al World Food Programme, dove la tecnologia non era astrazione ma questione di sopravvivenza. Come racconta nel suo libro "Il futuro che non c'era. La mia vita tra umanità e tecnologia" (Sperling & Kupfer), è proprio in Afghanistan che ha compreso il vero potere trasformativo della tecnologia.
"Ho visto uno strumento che poteva permettere alle donne del luogo di guadagnare, rivendendo servizi telefonici alle popolazioni che non avevano più modo di comunicare", spiega Porcari. "Bastava spostare lo sguardo di poco e improvvisamente non era più un'infrastruttura, era una porta."
L'empatia come sistema operativo
La sua ascesa rappresenta il paradosso di una leader con formazione umanistica alla guida di un esercito di ingegneri. Per anni, questa diversità è stata vissuta come una mancanza: "Provenendo da un background umanistico, mi sentivo un'ospite in un mondo dominato dagli ingegneri", confessa.
Tuttavia, quello che inizialmente percepiva come una fragilità si è rivelato il suo punto di forza distintivo. "Non dico più 'Non sono un'esperta tecnica, ma...'. Dico: 'Proprio perché non sono un'esperta tecnica, vedo ciò che altri potrebbero non vedere'. Non mi scuso più", dichiara con determinazione.
La rivoluzione silenziosa dell'intelligenza artificiale
Oggi Porcari applica questa visione alla rivoluzione dell'intelligenza artificiale, che considera una responsabilità collettiva. "Dobbiamo essere noi a tracciarne il percorso, a scegliere la direzione, ad assicurarci che questa rivoluzione resti uno strumento al nostro servizio e non il contrario", sottolinea.
La sua filosofia manageriale poggia su un principio rivoluzionario: "L'empatia non è un soft skill, è il sistema operativo invisibile che permette a tutto il resto di muoversi". Un approccio che ha trasformato il modo di concepire la leadership tecnologica.
Maternità, burnout e rinascita
L'autobiografia non nasconde le difficoltà: la fatica di conciliare maternità e carriera globale, il burnout affrontato durante un periodo a Stanford, i dubbi e le paure che accompagnano ogni grande scelta. "Spesso, quando si guarda una carriera da fuori, si vede solo la traiettoria ascendente. Quello che raramente si racconta è la parte fragile, umana", riflette.
Il messaggio finale è un invito alla speranza, con i proventi del libro destinati a sostenere gli insegnanti italiani: "Spero che chi leggerà porti con sé una certezza semplice: nessun tratto del proprio cammino è mai sprecato".




