La musica come rifugio, la casa come protezione dal mondo esterno, le canzoni come spazio sicuro dove elaborare il dolore più profondo. Angelica Bove ha trovato nella sua 'tana' - non a caso il titolo del suo primo album - il modo per trasformare una tragedia personale in arte pura.
Da X Factor a Sanremo: il percorso di una giovane artista
Come racconta in un'intervista esclusiva a Vanity Fair Italia, la cantante 25enne si prepara ad affrontare il palco dell'Ariston dal 24 febbraio con Mattone, brano estratto dal suo disco d'esordio. "Non sono una di quelle persone che vive di ansia anticipatoria", confessa con serenità, "tendo a vivere la mia vita molto tranquillamente: sto a casa, mi prendo cura degli amici e delle persone che amo".
Un approccio alla vita completamente diverso da quello della ragazzina di 19 anni che, dopo le audizioni di X Factor, "scoppiava a piangere" per la paura di mostrarsi. "Avevo tanta, ma tanta paura: di essere me stessa, di mostrarmi, di essere divisiva, del giudizio degli altri", ricorda. "Adesso me ne frego... sono cosciente e consapevole di quello che voglio essere".
Il dolore che diventa forza: la perdita dei genitori
Mattone non è solo una canzone, ma un racconto autobiografico crudo e onesto. "Quando stavo lavorando al disco, mi sono resa conto che mancava un pezzo che parlasse davvero di quello che avevo vissuto", spiega Bove riferendosi alla scomparsa improvvisa dei suoi genitori.
Il verso più toccante recita: "Mi devo abituare a stare male in modo normale, come tutte le altre persone". Un grido di dolore contro chi giudicava il suo modo di elaborare il lutto. "Mi sentivo sbagliata: venivo giudicata per come vivevo il mio dolore", confessa. "Quando ti accade qualcosa di così traumatico, ti senti costantemente a disagio perché, famiglia a parte, nessuno può capirti".
L'unione dei sei fratelli: "Siamo diventati una persona sola"
La tragedia, secondo quanto riporta Vanity Fair, ha paradossalmente rafforzato il legame familiare. "Ognuno lo ha vissuto a modo suo, ma in sei siamo sempre stati una cosa sola", racconta la cantante. "Quando si è in uno e non più in sei, si è molto più forti. Ci siamo salvati in questo modo".
I genitori li avevano "educati a quel tipo di amore che è quasi totalizzante", creando basi solidissime che il dolore ha solo fortificato. "Non è cambiato nulla", assicura, "abbiamo questa esperienza comune di perdita che viene compensata da tutto l'amore che abbiamo vissuto".
Una nuova prospettiva sulla vita
"Il dolore non si gestisce, diventa parte di te", è la lezione più importante che Angelica ha imparato. "Non è qualcosa che con il tempo diventa più leggera, anzi in certi momenti è ancora molto pesante. Ma quando vedi in faccia la morte, a 19 anni, non puoi che iniziare a guardare le cose in maniera differente".
Oggi, alla domanda se sia felice, risponde senza esitazione: "Tanto, tanto, tanto". Una felicità conquistata attraverso l'autodifesa, i meccanismi che "il tuo cervello mette in atto per farti sopravvivere" e la consapevolezza che il dolore può diventare "un valore aggiunto".



