Dal 30 marzo scorso, a 500 chilometri di altitudine nell'orbita terrestre, viaggia a migliaia di chilometri orari una riproduzione in scala dell'iconico elmo del Mandaloriano. Come riporta Open, questa straordinaria missione è stata realizzata dalla italiana D-Orbit, un'azienda di Fino Mornasco che rappresenta un'eccellenza nel settore della logistica spaziale.

Una missione spaziale Made in Italy

La replica dell'elmo è stata realizzata partendo da un blocco solido di alluminio aerospaziale, una lega leggerissima e resistente, attraverso un processo di lavorazione dal pieno. Secondo quanto dichiarato da Lorenzo Ferrario, co-fondatore di D-Orbit, l'oggetto è stato decorato "non con semplice vernice, che poi nello spazio evapora e fa casino, ma con un prodotto apposito" specificamente progettato per l'ambiente orbitale.

L'elmo ha dovuto superare tutti i rigorosi test previsti per gli oggetti destinati allo spazio, inclusa la resistenza al vuoto, alle temperature estreme e alle vibrazioni. Il lancio è avvenuto il 30 marzo dalla base di Vandenberg in California, a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX.

D-Orbit: dal garage al terzo polo europeo

Nata nel 2011 come startup dall'idea di quattro neolaureati, D-Orbit è oggi diventata il terzo operatore satellitare più grande d'Europa con oltre 600 dipendenti, affettuosamente chiamati "deorbitini". Come evidenziato da Open, l'azienda si è specializzata nel "Last Mile Delivery" spaziale, ovvero il trasporto di carichi dall'orbita raggiunta dai grandi razzi a quella specifica richiesta dal cliente.

Il cuore del business è rappresentato dal satellite ION, grande come una lavatrice, che funziona come un vero e proprio "camion delle consegne" spaziale. Ferrario spiega che "ION è un satellite che serve a trasportare satelliti più piccoli e strumenti dei clienti che lo usano come fosse un camion delle consegne".

Innovazione e crescita continua

L'azienda produce tutto internamente, dall'elettronica alle strutture in alluminio aerospaziale e fibra di carbonio, lavorando in clean room sterili dove "un singolo granello di polvere può accorciare sensibilmente la vita in orbita di un componente". Attualmente D-Orbit sta testando la quinta versione del secondo modello ION, mentre sviluppa già l'MK3 che volerà dal 2029.

Tra i progetti futuri spicca Nox, un sistema SAR per rilevazioni precise al millimetro per il governo italiano, e un ambizioso satellite dotato di due braccia robotiche a sette snodi per riparare satelliti delle comunicazioni in orbita geostazionaria.

Le sfide del futuro

Una delle principali difficoltà che D-Orbit deve affrontare è la scarsità di slot di lancio disponibili. Come sottolinea Ferrario, "stiamo prenotando spazio nei lanci del 2028 e del 2029" a causa della dipendenza quasi esclusiva da SpaceX come provider affidabile. L'azienda guarda con interesse ai nuovi player europei come la tedesca Isar Aerospace, la spagnola Pld Space e la francese MaiaSpace.