Nuova ondata di esecuzioni capitali

L'Iran ha ripreso con rinnovato vigore la campagna di repressione contro i dissidenti, eseguendo le condanne a morte di Mohammed Taghavi e Babak Alipour, entrambi arrestati durante le manifestazioni anti-governative scoppiate a dicembre 2025. Come riporta TGCOM24, le esecuzioni rappresentano un'escalation nella strategia repressiva del regime di Teheran, che sembra determinato a soffocare qualsiasi forma di dissenso interno.

Il blackout informativo nasconde la vera portata

La situazione è resa ancora più drammatica dal sistematico blocco di internet imposto dalle autorità iraniane, una tattica ormai consolidata per impedire la diffusione di informazioni sui massacri in corso. Secondo TGCOM24, questo blackout informativo rende impossibile verificare il numero reale delle esecuzioni, sollevando il timore che la repressione sia molto più estesa di quanto emerga dalle scarse notizie che filtrano dal paese.

Il controllo delle comunicazioni digitali rappresenta uno strumento fondamentale per il regime, che ha imparato dalle precedenti ondate di proteste l'importanza di limitare la capacità dei manifestanti di organizzarsi e documentare le violenze.

Figure simboliche sotto attacco

Particolare allarme desta l'arresto nelle ultime ore di Nasrin Sotoudeh, una delle più note avvocate iraniane per i diritti umani, più volte incarcerata in passato per la sua attività di difesa delle donne e dei dissidenti politici. La sua detenzione rappresenta un chiaro segnale dell'intenzione del regime di colpire anche le figure più simboliche dell'opposizione civile.

Contemporaneamente, cresce la preoccupazione internazionale per Peyvand Naimi, indicato come prossimo all'impiccagione, mentre le condizioni di salute di Narges Mohammadi, Premio Nobel per la Pace 2023, continuano a deteriorarsi nel carcere di Evin.

Il contesto internazionale

Come sottolinea TGCOM24, questa escalation repressiva avviene mentre l'attenzione internazionale è concentrata sulle tensioni nello Stretto di Hormuz e le questioni energetiche, offrendo al regime iraniano una finestra di opportunità per intensificare la repressione interna senza subire eccessive pressioni diplomatiche.

La strategia di Teheran sembra puntare sull'eliminazione fisica dei leader del movimento di protesta, nel tentativo di decapitare definitivamente l'opposizione e scoraggiare future manifestazioni. Le proteste di dicembre 2025 avevano rappresentato una delle più significative sfide al potere del regime negli ultimi anni, coinvolgendo ampie fasce della popolazione iraniana.