Bilancio drammatico e diffusione geografica
L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua la sua drammatica escalation. Come riportato da Open, il ministro della Salute congolese Samuel Roger Kamba ha confermato nella tarda serata di lunedì 131 decessi e 513 casi sospetti, un bilancio che segna un preoccupante aumento rispetto ai precedenti 91 morti e 350 casi sospetti del rapporto precedente.
Secondo AGI, l'epidemia ha già varcato i confini nazionali: il Ministero della Salute ugandese ha confermato venerdì sera il decesso di un cittadino congolese di 59 anni, avvenuto in un ospedale di Kampala. "Finora non sono stati segnalati casi locali" ha precisato il ministero ugandese, ma la preoccupazione rimane alta.
Il ceppo Bundibugyo: una sfida senza vaccino
L'attuale epidemia presenta caratteristiche particolarmente allarmanti. Come sottolineato dall'Africa CDC, il virus responsabile appartiene al ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini specifici, a differenza del più noto ceppo Zaire. Secondo l'OMS, il tasso di mortalità nelle precedenti epidemie ha oscillato tra il 25% e il 90%, rendendo questa variante estremamente pericolosa.
Il primo caso documentato, riporta AGI, riguarda un'infermiera che si è presentata il 24 aprile in una struttura medica a Bunia, capoluogo dell'Ituri, con sintomi compatibili: febbre, emorragie e vomito. Da allora, l'epicentro si è rapidamente esteso alle zone sanitarie di Mongbwalu e Rwampara, ciascuna con quasi 150.000 abitanti.
Espansione oltre l'Ituri e risposta internazionale
La diffusione geografica del virus preoccupa le autorità sanitarie internazionali. Secondo Open, casi sospetti sono stati segnalati a Butembo, centro commerciale nel Nord Kivu a 200 km dall'epicentro, e persino a Goma, importante città controllata dal gruppo armato M23.
L'Africa CDC ha ufficialmente dichiarato l'emergenza sanitaria pubblica continentale, esprimendo "preoccupazione per l'alto rischio di diffusione regionale". Gli Stati Uniti hanno annunciato il rafforzamento dei controlli sanitari alle frontiere, mentre la Germania ha accettato di curare un cittadino americano contagiato nel Congo.
Misure di contenimento e controlli in Italia
L'Italia si è attivata con misure preventive specifiche. Come riporta Open, il Ministero della Salute ha emesso una circolare per operatori sanitari e cooperanti, richiedendo "misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative e non governative impiegati nel Paese interessato dal focolaio".
I cooperanti di ritorno devono compilare una dichiarazione sanitaria 48 ore prima della partenza e sottoporsi a screening all'arrivo. Le zone minerarie dell'Ituri, ricche d'oro e caratterizzate da intensi spostamenti di popolazione, rappresentano un particolare fattore di rischio per la diffusione del contagio.


