Il caso dell'omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo ha vissuto un ribaltamento completo che ha costretto anche la politica a rivedere le proprie posizioni. Matteo Salvini, che inizialmente aveva difeso "al 100%" l'agente Carmelo Cinturrino, ora arretra di fronte alle nuove evidenze emerse dalle indagini.

La virata di Salvini: dal sostegno incondizionato alla condanna

Come riporta Open, il vicepremier leghista aveva definito "odiosa" l'iscrizione nel registro degli indagati di Cinturrino per omicidio volontario, dando per scontato che si trattasse di legittima difesa. Ora, con il fermo dell'agente, Salvini cambia registro: "Se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa", ha dichiarato a margine di una visita al Villaggio olimpico.

Il leader della Lega ha aggiunto: "Chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più. Se qualcuno usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa". Tuttavia, ai microfoni del Fatto Quotidiano, Salvini ha confermato che rifarebbe il post iniziale di sostegno al poliziotto.

Le accuse e il sistema di estorsioni

Secondo quanto emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti e riportate da Sky TG24 e RaiNews, l'assistente capo Cinturrino, 41 anni del commissariato di Mecenate, avrebbe gestito un vero e proprio sistema di protezione degli spacciatori in cambio di denaro e droga.

I testimoni parlano di richieste quotidiane di denaro e cocaina - fino a 200 euro e cinque grammi al giorno - sia agli spacciatori che ai tossicodipendenti della zona del Corvetto e Rogoredo. Come evidenzia RaiNews, questo sistema di "pizzo" avrebbe caratterizzato l'operato dell'agente, che esercitava un ruolo dominante nella sua squadra.

Il coinvolgimento dei colleghi

Le indagini hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di altri quattro agenti per favoreggiamento e omissione di soccorso. Secondo le loro dichiarazioni, riportate da RaiNews, Cinturrino "gestì da solo le fasi successive alla morte di Mansouri", suggerendo una gestione solitaria e opaca dell'episodio che ha portato alla morte del pusher marocchino.

La posizione del governo Piantedosi

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è intervenuto per difendere l'istituzione, pur riconoscendo la gravità del caso. Come riporta Open, il capo del Viminale ha sottolineato che "la Polizia di Stato ha al suo interno un patrimonio di principi e valori tali da essere in grado di affrontare anche casi molto dolorosi come questo".

Piantedosi ha ricordato di aver detto "nell'immediatezza dei fatti che la vicenda sarebbe stata affrontata senza scudi immunitari per nessuno e così è stato. Le nostre forze di polizia sono perfettamente in grado di fare giustizia anche al proprio interno".