Una risposta al fenomeno del trasformismo

Montecitorio ha detto basta ai cambi di casacca senza conseguenze. Con 249 voti favorevoli e nessun contrario (M5S astenuto), la Camera ha varato una riforma del regolamento interno che introduce pesanti sanzioni per i deputati che abbandonano il gruppo con cui sono stati eletti.

Nell'attuale legislatura sono circa sessanta i parlamentari che hanno cambiato schieramento, un numero contenuto rispetto ai 400 casi registrati tra 2018 e 2022. Episodi eclatanti come quello del senatore Gianni Marilotti, passato per cinque gruppi diversi dal M5S al PD, hanno spinto verso questa stretta normativa.

Le nuove penalizzazioni economiche

Il cuore della riforma riguarda l'aspetto finanziario: i deputati che cambiano gruppo potranno trasferire con sé solo il 50% dei fondi parlamentari, mentre l'altra metà rimarrà al gruppo di origine. Una sorta di 'cauzione' trattenuta per scoraggiare i voltafaccia.

Inoltre, i transfughi perderanno automaticamente quasi tutte le cariche ricoperte negli organismi interni, dagli uffici di presidenza alle commissioni parlamentari.

Tempi certi per l'attività legislativa

La riforma non si limita ai cambi di casacca. Introduce tempi definiti per l'approvazione dei disegni di legge e contingenta la discussione dei decreti, con l'obiettivo di ridurre il ricorso alla fiducia da parte del governo.

Vengono anche rafforzate le prerogative delle opposizioni, garantendo maggiori spazi per la discussione dei loro provvedimenti in aula.

Entrata in vigore rimandata

Le nuove regole si applicheranno dalla prossima legislatura, rendendo necessario attendere per valutarne l'efficacia. Come sottolineato dal presidente Fontana, si tratta della riforma più ampia dal 1997, quando lui stesso 'ancora non votava'.