La decisione dell'ospedale Monaldi
È iniziato ufficialmente il percorso delle cure palliative per il piccolo Domenico, il bimbo di due anni al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato. Come annunciato dall'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, durante la trasmissione 'Diritto e Rovescio' su Rete4, l'ospedale Monaldi di Napoli ha accettato la richiesta di pianificazione condivisa delle cure.
"Abbiamo presentato con la famiglia istanza per la Pianificazione condivisa delle cure, l'ospedale Monaldi ha accettato", ha dichiarato Petruzzi, precisando che "purtroppo tolta la sedazione, il bambino non si è svegliato". Come riporta Open, il primo accesso per l'inizio del percorso terapeutico è già avvenuto, segnando una svolta drammatica in questa vicenda che ha commosso l'Italia.
Il dolore di una madre
Al fianco del legale c'era mamma Patrizia Mercolino, che con voce spezzata ha ribadito la sua promessa: "Finché lui respira sarò al suo fianco". La donna ha descritto suo figlio come un bambino vivacissimo che "non si fermava mai", ricordando il 23 dicembre quando "l'ho portato in ospedale perché era arrivata finalmente la salvezza per lui, per vivere una vita intera – invece non è andata così, è cambiata tutta la nostra vita".
Secondo Adnkronos, la madre ha fatto un appello particolare rifiutando qualsiasi sostegno economico: "Rifiuto qualsiasi donazione di denaro. Vorrei tanto che fossero donate all'associazione Aido". Un gesto che testimonia come, anche nel dolore più profondo, la famiglia voglia trasformare la propria tragedia in speranza per altri.
I ritardi nelle valutazioni mediche
Un aspetto particolarmente grave emerso dalle dichiarazioni del legale riguarda i tempi delle valutazioni mediche. Come precisato all'ANSA, "nella documentazione che mi hanno mandato dall'ospedale ho notato che il primo parere del gruppo multidisciplinare è stato fatto il 6 febbraio, 45 giorni dopo il trapianto del cuore che non ha funzionato".
Secondo TGCOM24, la decisione di passare alle cure palliative è stata presa "dopo essere stati del medico legale: la cosa più umana da fare è ora chiedere questa procedura". L'avvocato ha tenuto a precisare che "non è eutanasia, ma una pianificazione condivisa delle cure", come riportato da Repubblica.
L'impatto sulla famiglia
Anche i fratellini di Domenico, di 5 e 11 anni, hanno dovuto affrontare questa realtà devastante. "Volevano il fratellino a casa – racconta mamma Patrizia – ma penso che abbiano capito che il fratellino non torna più a casa". Una consapevolezza dolorosa che segna inevitabilmente tutta la famiglia, costretta ad accettare l'inaccettabile dopo aver sperato in quello che doveva essere un dono di vita.



